Essere Glenn Gould
Sottrai di qua e sottrai di là oggi la trasformazione digitale sembra avviata a descrivere perfettamente chi siamo e cosa vogliamo. Dove vogliamo andare e con chi ci piacerebbe farlo.
Alla fine quello che ha funzionato veramente, ciò che il digitale ha offerto in abbondanza negli ultimi trent’anni e che ha incontrato l’interesse di tutti, è stata una promessa di sottrazione.
Per un lungo periodo un simile effetto ha riguardato prevalentemente il tempo. Abbiamo sottratto tempo alle comunicazioni, eliminando l’intervallo incerto fra l’invio e la ricezione di una lettera, oppure quello che ritmava gli aggiornamenti informativi. Lo abbiamo fatto con legittima soddisfazione, senza che nessuno ce lo avesse imposto. Abbiamo ottimizzato il tempo che prima era tempo perso ed ora è guadagnato dentro una vorticosa inedita accelerazione. Era tempo ritrovato ma in un senso molto differente da quello di proustiana memoria. Siamo diventati veloci in tutto, ampiamente informati su tutto. Da un simile cambiamento sono sorti nuovi problemi, per esempio come reagire a impulsi tanto rapidi e cosa farcene di così tante informazioni in continuo aggiornamento, ma intanto quella sottrazione era fatta. Accettata e archiviata.
Poi abbiamo sottratto la fatica. La fatica fisica di fare le cose e la fatica psichica di essere costretti a pensare a lungo prima di prendere una decisione. Abbiamo sconfitto la fatica di dover uscire a fare la spesa (demandandola a qualcun altro più in basso nella catena del valore) o di dover sfilare in un corteo per dimostrare la nostra vicinanza a una causa. In molti casi, non tutti, abbiamo sottratto la fatica fisica di un lavoro che è cambiato sotto le nostre dita, diventando a volte migliore, a volte peggiore, ma quasi sempre meno dispendioso in termini di impegno e spostamenti.
L’ultima sottrazione, quella più interessante, almeno da un punto di vista strettamente antropologico, è correlata all’inizio del periodo florido delle IA. Quello attuale in cui ogni giorno il mercato offre nuove incredibili sottrazioni a portata di mano. La macchina non solo guiderà l’auto ma suonerà il pianoforte per noi, sottraendo 10 anni di studi ora non più indispensabili, investirà in borsa per noi, scriverà saggi e lettere per noi, sempre con buoni risultati. E mentre i diplomati al Conservatorio storceranno il naso nell’indifferenza generale, quelli che suonavano Per Elisa con due dita ululeranno di gioia per il nuovo brano appena composto arrangiato e mixato dalla IA per la modica cifra di 8 euro al mese. Quel brano porterà il loro nome e lo stesso accadrà per un saggio, un romanzo, un paper accademico, un quadro, un videogame, una app, un sito web. Manufatti ottimi, mediamente indistinguibili da quelli dell’epoca precedente, talvolta assai migliori. Ogni opera dell’ingegno vivrà di accelerazione (secondi per completarla al posto di mesi o anni) e sottrazione (il talento o le competenze necessarie per comporla). E una volta archiviate le critiche (sacrosante, coltissime, tutte uguali) che ogni volta sbocciano in questi casi, la grande maggioranza delle persone sarà semplicemente soddisfatta. Il mercato propone un prodotto, il consumatore lo apprezza e lo acquista in massa. Nel caso delle IA il prodotto coincide per la prima volta con l’essenza stessa del suo utilizzatore.
Il ruolo di sottrazione dei modelli economici per le masse non è ovviamente così democratico come potrebbe sembrare. Le piattaforme di rete hanno preparato con cura la propria offerta all’interno di un oligopolio già in parte formato e con un’ampia compiacenza del potere, ma tale offerta è risultata da subito affascinante. I motori di ricerca sono morti stecchiti nel momento in cui, al posto di una lista infinita di link da esplorare uno a uno, hanno offerto un riassunto accurato al millimetro di ciò che stavamo cercando. In quel caso si è trattato di una sottrazione nella quale, per esempio, Google ha mantenuto molte delle sue prerogative, a riprova del fatto che oggi, a differenza della internet dei primordi, le rendite di posizione se ben gestite contano come contavano ai tempi dell’industria meccanica o di quella dei media.
Sottrai di qua e sottrai di là oggi la trasformazione digitale sembra avviata a descrivere perfettamente chi siamo e cosa vogliamo. Dove vogliamo andare e con chi ci piacerebbe farlo. E chi dipinge tutto questo come una iattura con dei colpevoli e dei suggeritori interessati, oppure solo come un effetto della lunga mano del potere, davvero manca il punto. Benché i risultati di una simile incursione antropologica non siano – per così dire – entusiasmanti, non esiste oggi miglior sintesi sulla natura umana di quello che è sotto i nostri occhi, di ciò che accade nel momento in cui a quel medesimo umano è stato benevolmente sottratto, ogni volta con la sua entusiastica partecipazione, prima il tempo di attesa fra un evento e l’altro, poi l’incertezza di scegliere fra un percorso o quello opposto, poi la fatica muscolare, poi l’esercizio pratico, la ripetizione e la costruzione di una sapienza individuale. Contro ogni attesa quell’umano, che a noi oggi sembra tanto derelitto, risulta invece abbastanza soddisfatto dei risultati di questo suo essere abitante del pianeta terra, del suo essere informato e rapidissimo, affrancato da vecchi impedimenti e autodeterminato come mai gli era accaduto in passato.
Non vede problemi l’umano ai tempi della IA, è semplicemente contento del suo essere qui ora, e attende solo che la prossima release del suo software preferito lo trasformi finalmente in Glenn Gould al modico costo di 8 euro.



grazie al digitale ho scoperto tantissima musica che non conoscevo, tantissimi scritti che mi hanno illuminato, conosciuto persone che abitano in posti per me irraggiungibili.
Grazie al digitale lavoro, guadagno e permetto alla mia famiglia di vivere dignitosamente.
Grazie all’AI integro la mia conoscenza e aumento le mie possibilità lavorative e culturali.
Grazie al digitale, all’AI, e alla informatizzazione globale mi curo dal diabete, assumo farmaci innovativi, evito cibi che ritenevo salutari, scopro tecniche salutari di vita e, come me, milioni di persone guariscono, fanno prevenzione, vivono meglio.
Glenn Gould l’ho conosciuto tanti anni fa grazie ad un CD digitale.
Prima del CD, compravo vinili, guardavo la TV, ascoltavo la radio: tutti mezzi e tecnologie che al loro diffondersi trovarono detrattori, calunniatori, diffamatori, inquisitori, predicatori che annunciavano la fine del mondo, l’imbarbarimento, la demonizzazione dell’umanità causata da queste sataniche tecnologie malvagie, come successe a Gutenberg.
Ma la cosa più interessante è che quei detrattori di allora per predicare le loro profezie usavano gli stessi mezzi che volevano distruggere.
Esattamente come oggi.
Abbiamo persino fatto in modo di non dover necessariamente utilizzare il nostro cervello per pensare. Parola di umana :)