Rillare
Noi discutiamo ogni giorno di un tempo che non è più. Rimane per noi importante perché è il tempo che abbiamo abitato ma tendiamo a dimenticare che quel tempo ormai è scaduto.
Ieri ho imparato un verbo nuovo. Il verbo rillare. Non ho idea se sia un verbo molto utilizzato o quasi inedito, di sicuro io non l’avevo mai sentito. Tuttavia il fatto che non lo avessi mai sentito non significa granché. Passa il tempo di tutti e quando anche il tuo sta passando molte cose ti sembreranno inedite e a volte fastidiose. Sia ciò che per davvero è inedito e fastidioso, sia ciò che è inedito e fastidioso solo per te, perché semplicemente sei diventato vecchio.
A me il verbo rillare piace. Rillare: l’atto compulsivo di scorrere uno dopo l’altro i brevi video di Instagram. I reel appunto. Quando chiedo lumi su rillare a Google lui mi risponde: devi esserti sbagliato, forse intendevi rullare, forse intendevi rollare.
Noi abbiamo questa convinzione, una convinzione che più sbagliata non potrebbe essere, secondo la quale il mondo è un oggetto compatto e in equilibrio. È in virtù di questa compattezza che in questa settimana è andata molto di moda la discussione sulle dichiarazioni di Francesco De Gregori sui temi dell’impegno politico.
Sempre questa settimana, rillando, ho visto un breve video di un simpatico tizio di Instagram che si chiama Futurmotta. Come molti altri influencer di successo non si capisce esattamente cosa faccia ma qualunque cosa faccia la fa bene: è piacevole quel breve tormentone con parole in inglese e francese utilizzate per attaccare discorso con le ragazze per strada, così io – mentre sto rillando – e incrocio Futurmotta, mi fermo e seguo i suoi brevi video. Subito dopo mi viene in mente una recente esternazione di Paul McCartney (83 anni benissimo portati) sugli influencer, secondo lui incredibilmente famosi e senza particolari talenti. Bisogna essere cauti a dire certe cose – aggiunge McCartney – perché si rischia di fare la figura di quelli di una volta.
“I think it’s funny – and I suppose it always happened – but people who don’t seem to be particularly talented are incredibly famous. Billions of hits and views.”
He then quipped that he feels like he has “got to be careful about saying that” because he knows it makes him “sound very old-fashioned…Which I am.”
Paul McCartney è un monumento vivente e Francesco De Gregori, in proporzione lo è altrettanto: è questa la ragione principale per cui le loro frasi scaldano gli animi e scatenano le discussioni. Perché non riassumono solo concetti, sui quali potremo essere d’accordo o meno, ma sintetizzano un periodo. Un periodo tutto sommato breve, poche decine di anni, ma per noi molto importante: il periodo della nostra vita.
Non ci passa nemmeno per la testa che un così breve intervallo di tempo si corroda e muti come tutto il resto intorno a noi. Non ci badiamo a questa compattezza che si sfalda: che si tratti di un verbo della lingua italiana o di una esternazione dell’autore di Rimmel.
Ho citato Futurmotta, il tizio che per le strade di Roma abborda con grazia le sconosciute, perché in uno dei suoi ultimi reel dopo aver fermato una ragazza sui vent’anni, le ha detto: “Sei bellissima, sembri Lilli Gruber” A quel punto lei è rimasta interdetta e Futurmotta, che è uno sveglio, se ne è accorto e l’ha incalzata: Come, non conosci Lilli Gruber? E lei sorridendo come per scusarsi ha risposto: Non so chi sia.
Tutto quello che ho da dire sulle polemiche attorno a Francesco e De Gregori è contenuto in quel “non so chi sia”. Noi discutiamo ogni giorno di un tempo che non è più. Rimane per noi importante perché è il tempo che abbiamo abitato ma tendiamo a dimenticare che quel tempo ormai è scaduto. I suoi pareri, i suoi punti di riferimento hanno sempre meno importanza: continuano a presentarsi di fronte a noi, perché il mondo in cui viviamo è quello (e perché chi detta l’agenda è vecchio come e peggio di noi) ma hanno sempre meno senso.
Canzoni memorabili che ci hanno riempito il cuore o quarant’anni di ostinata presenza in TV ogni sera sono un segno su una carta geografica ormai illeggibile. Il mondo è cambiato e noi – tutti noi – siamo ormai irrilevanti e soli. Come Dietlinde Gruber detta Lilli per una ragazza incontrata per strada, a Roma, da Futurmotta, nel 2026.



Da boomer, ti dico: boomer!
Bellissimo, come sempre. Grazie